Ieri, ore 17.45, in tenuta sportiva, io, collega S. e ricercatrice B. (capo di collega S.), cominciamo il nostro allenamento.
A salutarci, sulla porta del laboratorio, il mio capo, incredulo, che ci fa mille raccomandazioni.
Partiamo di corsa e dopo 2 minuti siamo arrivati al parchetto più vicino all'università, dove abbiamo cominciato a correre in tondo.
Collega S. è allenato, va in palestra 3 volte alla settimana, ha appena cominciato a fare tai chi, in passato ha praticato atletica leggera: insomma, fa da personal trainer a me e a B., che invece non abbiamo una grande forma fisica (ehm, eufemismo... :-) )
Dopo un paio di giri, i primi drammi: B. ha mal di stomaco, io i polmoni in spalla.
Ci fermiamo un po' a fare stretching, ripartiamo, dopo un po' ci rifermiamo, rifacciamo stretching, ripartiamo.
Un bambino di apparente età 6-7 anni abbandona gli amichetti con cui sta giocando e al grido di "anch'io voglio fare ginnastica!" si mette a correre con noi (inutile dire che corre più veloce di me).
Dopo circa un quarto d'ora di corsa ci fermiamo e facciamo un po' di stretching ancora per tenere i muscoli caldi.
Infine, qualche minuto di qi gong, un vero toccasana!
Ci incamminiamo di nuovo verso il laboratorio, io e B. devastate come dopo una maratona, collega S. alias Raimondo fresco come una rosa e pronto per andare in palestra per un'ora e mezza.
Passiamo a salutare il mio capo per tranquillizzarla sullo stato di salute della sua unica e indispensabile dottoranda, ovviamente ci aspetta una vagonata di prese in giro. Il laboratorio invece si è nel frattempo svuotato, nessun altro collega mi vede arrivare con l'anca che cede e i polmoni annodati a mo' di cintura.
Inutile dire che la quantità di risate fatte è stata proporzionale alla fatica.
(e lunedì sera si replica!)